Gesù è la vita

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testimonianza cristiana Gesù cambia la vita

Una storia di ricerca e identità

“Ricerca”. Se dovessi descrivere con una sola parola l’esperienza che voglio raccontare, sarebbe questa.

Mi chiamo Fady, sono nato in un piccolo paese nel centro dell’Egitto, vicino al Nilo. Nonostante il 90% della popolazione egiziana si dichiari islamica, sono cresciuto in una famiglia cristiana. Questo mi ha permesso, sin dall’infanzia, di ricevere gli insegnamenti della Bibbia e di conoscere, almeno nella teoria, chi fosse Gesù.

All’età di 4 anni ho vissuto il primo grande cambiamento della mia vita: mi sono trasferito con i miei genitori in Italia, a Milano. Posso dire di aver vissuto una vita serena fino alla tarda adolescenza, quando la domanda “chi sono veramente?” è diventata sempre più insistente.

Questa domanda nasceva dal fatto che in Italia non mi sentivo mai “abbastanza italiano” come i miei compagni di classe. Stavo cercando la mia identità nella nazionalità. Per questo motivo, alla fine delle scuole superiori, ho deciso di trascorrere un lungo periodo in Egitto, alla ricerca delle mie radici.

Ma quel periodo è stato estremamente frustrante: lì venivo considerato come “il turista italiano”.

In quel tempo affrontavo anche una scelta importante: quale università frequentare. Pensavo che la professione avrebbe definito chi fossi veramente. Tuttavia, i test d’ingresso a medicina, falliti per pochi punti, mi hanno costretto a un anno sabbatico forzato.

È stata proprio questa crisi a spingermi a cercare la mia vera identità in quel Gesù di cui avevo sempre sentito parlare.

Ho affidato a Lui il test di medicina, il mio percorso di studi, la scelta della mia futura compagna di vita e tante altre decisioni importanti. In Lui ho trovato pace e identità.

Ecco chi sono: un suo amato figlio, salvato per grazia.

Gesù è morto ed è risorto per poter stare con me per l’eternità, anche se non lo meritavo. Di fronte a questo amore infinito, non ho potuto fare altro che donargli tutta la mia vita.

Non potevo fare scelta migliore.

Oggi la mia ragione di vita è servirlo con tutto me stesso, con la mia famiglia e, dopo tanti anni di studio, anche attraverso la mia professione.

Se anche tu sei alla ricerca della tua identità e vuoi dare un senso alla tua vita, fidati: chiedi a Gesù di diventare il tuo personale Salvatore… non rimarrai deluso.

“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore”
Filippesi 3:20

La preghiera cambia ogni cosa

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liberazione spirituale testimonianza Gesù Ciao, mi chiamo Laura e posso dire che Dio è stato la mia salvezza. Fin da piccola sono cresciuta sentendo gli insegnamenti cristiani sia perché frequentavo una scuola cattolica, sia perché andavo in chiesa ogni domenica mattina ed alle feste comandate e pensavo fosse sufficiente. Sono sempre stata una persona diligente ed obbediente anche nel rispettare quello che io definivo “i miei doveri di buona cristiana”. Pensavo che la mia vita fosse perfetta e che io fossi corretta e giusta davanti agli altri ed anche davanti a Dio. Sapevo che non facevo niente di male, ma questo non voleva dire che automaticamente facessi il bene! Vivevo una vita incentrata sulla mia idea di giustizia e di verità, incentrata su me stessa ed un po’ egoista. Il primo anno di università una mia cara amica mi chiese di fare con lei del volontariato presso l’Unicef di Pavia, dove conobbi un ragazzo evangelico molto simpatico. Durante una festa ebbi l’opportunità di approfondire l’amicizia con lui, parlando della nostra vita, mi raccontò che lui credeva in Dio e che Dio era al primo posto nella sua vita. Da quel momento iniziammo a frequentarci seriamente ed effettivamente mi piaceva stare con lui perché era diverso, aveva qualche cosa in più degli altri e a poco a poco capii dai suoi discorsi che la marcia in più che aveva era il credere in un Dio vivente. Mi invitava a pregare con lui, a leggere la Bibbia ed a conoscere Dio personalmente. Inizialmente mi piaceva ascoltarlo, con il tempo la nostra amicizia diventò qualcosa di più importante e questo ragazzo mi invitò a fare una scelta più decisa per Dio. Anche se mi rendevo conto che Dio mi parlava, non riuscivo a lasciare le mie convinzioni ed abitudini, legate ad una fede formale e non attiva; paradossalmente proprio Dio stava diventando un ostacolo tra me e quello che nel frattempo era diventato il mio ragazzo. Io, però, arrivavo sempre al secondo posto e ovviamente non potevo farci niente, quindi anche il solo sentite parlare di Dio mi infastidiva. Dopo un periodo difficile, con problemi in famiglia, negli studi e non ultimi con lui (il mio ragazzo), mi propose di fare un viaggio in Inghilterra di una settimana presso una scuola biblica vicino Londra. Mi allettava molto l’idea di andare a Londra, ma molto meno il contesto evangelico; alla fine l’idea di passare del tempo lontano da Pavia mi piaceva e decisi di partire. Appena arrivata, il posto molto semplice e spartano non mi piaceva, come pure le persone. Non mi piaceva proprio stare li e non vedevo l’ora di andare via. Ma grazie a Dio, una mattina assistendo ad un mimo iniziai a riflettere su me stessa. Il mimo rappresentava la vita di giovani che vivevano una vita con Gesù, gioiosi, pieni di speranza, allegri, e quelli che invece vivevano senza di Lui che erano l’esatto opposto, sempre tristi, preoccupati, tesi e nervosi. Tutto questo, per quanto semplice mi colpì molto. Capivo che io vivevo una vita senza speranza, senza amore, in balia delle mie convinzioni e delle mie paure che mi tenevano incatenata. Anche se dicevo di essere una cristiana ero ben lontana dall’esserlo. Ero molto confusa e combattuta e alla fine con il mio ragazzo decidemmo che non potevamo andare avanti così e che al rientro in Italia ci saremmo lasciati. Nell’ultima sera del campeggio era previsto un culto di lode presieduto dagli studenti della scuola biblica che ci ospitava. La Parola che fu portata citava un versetto di 1 Giovanni 4:18 che dice: «nell’amore non c’è paura; anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore». Anche in questo caso Dio stava parlando proprio a me e mi invitava ad amarlo senza timore e ad affidare la mia vita completamente a Lui. Alla fine di quel bellissimo culto venne fatto un appello ed io andai avanti e feci una semplice preghiera: “Dio perdona i miei peccati, grazie Signore perché sei morto per me! Grazie perché mi ami!”. Ecco, ero riuscita per la prima volta ad aprire il mio cuore a Dio e tutti i miei dubbi e le mie paure sembravano svanire. Mi sentivo libera, una persona nuova! E’ difficile spiegarlo a parole, ma posso dire che oltre alla gioia, avevo realizzato quello che mi era stato tante volte ripetuto e cioè che Dio è vivente, che nessuno è giusto davanti a Lui ed io come tutti, avevo bisogno di trovare e provare il suo amore per capirlo. Credere in Dio va oltre le formalità religiose, è sentire che puoi creare una relazione intima e personale con Lui. AmarLo e seguirLo non significa seguire dei precetti imposti o dei doveri, ma sentire il desiderio di fare la sua volontà. Chi trova Dio, trova un tesoro, un amico per sempre! Dopo questa vacanza, avevo cambiato le mie priorità: primo posto Dio e poi il mio ragazzo che col tempo è diventato mio marito ed abbiamo formato una bella famiglia. Certo, il mio rapporto con Dio è cambiato ed è diventato più profondo perché ho imparato a coltivare questa mia amicizia con Lui, pregando, leggendo la sua Parola, fidandomi della sua guida e del suo amore perfetto. Ancora oggi, dopo venticinque anni, posso dire che non ho scelto di credere in una religione ma in un Dio vivente che va oltre le convinzioni e che vuole che tutti lo conoscano. Dio ci benedica!

La Parola di Dio è vita

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miracolo di Dio testimonianza reale fede Ciao, mi chiamo Franco e voglio raccontarti come Gesù ha trasformato la mia vita. Sono nato in una famiglia cristiana; frequentavo la chiesa ogni domenica e per questo mi sentivo giusto, non avevo fatto chissà che peccato pensavo. Fin da piccolino ho passato momenti difficili, forse perché ero molto sensibile, all’asilo quando venivo messo in punizione piangevo molto, crescendo, alle elementari, fui vittima di bullismo, anche questo segnò la mia mente e i miei pensieri. Sono sempre stato un ragazzo introverso, molto timido, ma questa timidezza era la punta di un iceberg nascosto. Non parlavo con nessuno, stavo isolato, non riuscivo a guardare negli occhi nessuno, mi sentivo solo, non avevo amici; le uniche persone che guardavo negli occhi e con cui parlavo erano la mia famiglia e i miei insegnanti. Con il passare degli anni i miei pensieri mi incatenarono, si facevano sempre più pesanti, mi sentivo profondamente ferito, il mio cuore era come in “mille pezzi”. Alle medie cominciò un vero e proprio declino, non andavo bene a scuola e questo abbassava ancora di più la mia autostima. Nella mia mente mi sentivo inferiore a tutti, brutti pensieri uno dopo l’altro si facevano sempre più forti, mi portarono a disprezzarmi. Mi sentivo un fallimento, vedevo i miei coetanei eccellere in tutto, eppure non li conoscevo pensavo che tutte le persone esistenti al mondo fossero perfette. Così li vedevo: esseri perfetti, irraggiungibili, senza problemi, senza errori: vita perfetta, comportamento perfetto, carattere perfetto, bellezza, talento, intelligenza e capacità. Li ammiravo, stupefatto anche quando facevano il male, ma non osavo rivolgere loro alcuna parola perché mi sentivo sbagliato; pensavo che tutti mi odiassero, mi detestassero, che la mia sola presenza fosse oggetto di odio, per questo mi isolavo ancora di più. Raramente qualcuno mi parlava, e quando ciò accadeva mi sentivo grandemente onorato, ma anche spaventato, perché pensavo volessero farmi del male o deridermi. Tutto questo mi tenne legato per molto tempo e con il passare degli anni mi sentii ancora più triste. Toccai il fondo quando cominciai a sentirmi anche odiato da Dio, i miei peccati cominciarono a pesarmi così tanto, quelle accuse nella mia mente mi schiacciavano, la mia vita era diventata un peso, mi consideravo sbagliato, odiavo ogni singola parte di me, mi ritenevo assolutamente inutile. Immaginavo Dio che mi guardava dall’alto in basso con il dito puntato, pronto ad accusarmi, un Dio che per ogni sbaglio me l’avrebbe fatta pagare, che non aveva tempo da perdere con i problemi della mia vita, mi aveva abbandonato, pensai addirittura che volesse distruggermi, cominciai così ad avere paura anche di Dio. In questo periodo così duro, aspettavo il momento di essere a casa da solo per piangere, le mie preghiere erano così: pregavo in ginocchio sul pavimento a volte disteso a terra. Piangevo e dicevo soltanto: “Dio abbi pietà di me” e continuavo a disperarmi. Un giorno il titolo di una meditazione sull’app della Bibbia catturò la mia attenzione, diceva “TU HAI UNA SPERANZA” esattamente ciò che sentivo di aver perso. Passarono i mesi, ma finita la terza media feci una preghiera: “ Dio aiutami a fare la tua volontà”, volevo cambiare, non volevo più che la mia vita fosse dominata da quei pensieri, mi sentivo troppo male. Cominciai quotidianamente a cercare il Signore, leggevo la Bibbia e attraverso di essa Dio mi parlava. Semplicemente leggendo quei versi sentivo che Dio mi incoraggiava e io mi aggrappavo a Lui con tutta la mia forza. I miei pensieri però continuavano ad accusarmi, mi toglievano la speranza, mi ricordavano il mio passato, ma Dio continuava a parlare al mio cuore, dicendomi che quello che contava era chi fossi io ai suoi occhi, nemmeno i miei pensieri potevano dire chi ero, non potevano dirlo nemmeno le mie paure. Dio piano piano si è rivelato nella mia vita come un padre, mi ha liberato da quei pensieri che mi appesantivano e mi accusavano ogni istante. Dio mi disse che ero prezioso ai suoi occhi, che ero stimato, e questo rivoluzionò tutta la mia vita. Il tuo passato, i tuoi peccati, i tuoi errori, le tue debolezze, i tuoi pensieri non ti definiscono, quello che ti definisce è chi sei davanti a gli occhi di Dio! Queste verità Dio me le ripeteva, le percepivo nel mio cuore, nella mia mente e cominciavo a vedere in Dio la speranza che non avevo mai avuto, cominciai ad aggrapparmi al Suo amore, che non capivo, ma sentivo e realizzavo dentro di me. Non sopportavo le mie imperfezioni, odiavo i miei errori e quando sbagliavo mi aggrappavo alle sue parole per non sentirmi accusato e Dio riconfermava il suo carattere amorevole facendomi sentire cercato, accolto e amato. Quando cominciai la prima superiore misi tutta la mia fiducia nelle sue mani, affinché mi aiutasse a studiare e mi stupii di come la sua mano mi sostenesse in tutte le verifiche e le ore di studio. Dio si usò anche della scuola per mostrarmi che non ero inutile e incapace, in tutte le prove mi aggrappavo a Lui e Lui mi era sempre vicino. Finita la prima superiore ringraziai Dio di come era stato con me, mi aspettavano tre mesi di vacanza estive, dove affrontai altre lotte. Cercai il Signore in quei mesi, ma allo stesso tempo mi sentivo triste, deluso da me stesso, nuove battaglie nella mia mente mi facevano credere che era colpa mia se non ero benedetto da Lui. Non riuscivo a pregare in pubblico, pregavo nella mia mente, ma desideravo così tanto essere libero di aprire la mia bocca! Credevo che Dio mi aveva abbandonato nella mia incapacità, ma un giorno mi parlò ancora più profondamente, attraverso le parole di un canto che si intitola “Reckless Love”, mi disse che non mi aveva mai abbandonato, che nessuna barriera, nessuna montagna gli avrebbe impedito di raggiungermi, nessuna menzogna, nessuna mia incapacità, o imperfezione! Il mio cuore fu compunto, toccato nel profondo da quelle parole e quelle verità, tutti i miei schemi si ruppero, tutti i miei pensieri crollarono: Dio mi amava, e niente poteva impedirgli di raggiungermi, perché Gesù su quella croce si era dato per me! Dio mi amava e io ci credevo, era una forte consolazione, Dio mi amava tanto, e io stavo per conoscerlo personalmente! Un giorno, nella mia cameretta, dove pregavo e lo cercavo, dissi al Signore che avevo bisogno di Lui! Quel giorno incontrai Gesù personalmente, lo Spirito Santo mi riempì, mi sembrava di sognare, tanto che guardavo le mie mani per vedere se era un sogno! Realizzai un amore meraviglioso nel mio cuore, Gesù aveva preso il mio posto sulla croce, il suo sangue mi faceva sentire degno e un peccatore allo stesso tempo, ma il suo amore immenso mi travolgeva, la grazia era entrata nella mia vita, non sapevo che cosa fosse, finché non l’ho sperimentata. Gesù ha scacciato ogni pensiero che non veniva da Lui, pensieri che erano lì da tempo sono stati spazzati via dalla sua gioia e dalla sua pace, il suo amore immenso ha stravolto la mia vita, su quella croce mi ha salvato! Chi può conoscere, chi può leggere la mente dell’uomo? Solo Dio può. Solo Dio poteva entrare nella mia mente e trasformare i miei pensieri in questo modo. Lo ringrazio perché nessuno avrebbe potuto fare un’opera simile, oggi non posso fare a meno di dire che Lui è grande! Il Suo amore mi stupisce ogni giorno e sono felice! Ti saluto con alcuni versi con cui Dio ha parlato al mio cuore: “Mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piedi davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che stava alla sua destra per accusarlo. L’Eterno disse a Satana: “Ti sgridi l’Eterno, Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone strappato dal fuoco?”. Giosuè era vestito di vesti sudicie, e stava in piedi davanti all’angelo. L’angelo disse a quelli che gli stavano davanti: “Levategli di dosso le vesti sudicie!”. Poi disse a Giosuè: “Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità e ti ho vestito di abiti magnifici”. Allora io dissi: “Gli sia messo sul capo un turbante puro!”. E quelli gli posero in capo un turbante puro e gli misero delle vesti; l’angelo dell’Eterno era là presente.” Zaccaria 3:1,5 “Io rafforzerò la casa di Giuda, salverò la casa di Giuseppe e li ricondurrò perché ho pietà di loro; saranno come se non li avessi mai scacciati, perché io sono il SIGNORE, il loro Dio, e li esaudirò.” Zaccaria 10:6

Dio è fedele

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conversione cristiana incontro con Gesù Fine estate 2020. Mia moglie ed io insieme alle nostre due bimbe, una delle quali di pochi mesi, ci trovavamo temporaneamente in Sicilia. Eravamo in piena epoca COVID-19, io lavoravo da remoto mentre lei era in maternità. Avevamo a disposizione una casetta soleggiata, vicina al mare e lontana dalla morsa dei contagi e così, dopo aver passato lì tutta l’estate, ci era parsa una buona idea quella di rinviare il rientro a Pavia e trascorrere in quel luogo anche i mesi invernali. Inizio 2021. Il mio matrimonio era appena finito. Niente tradimenti né situazioni da pellicole cinematografiche. Solo incomprensioni, sempre più numerose, sempre più grandi, finché tutto è crollato. Come cambiano veloci le cose… Ricordo che mi guardavo intorno e mi vedevo circondato soltanto da cumuli di macerie. Mi sentivo solo, non mi fidavo di nessuno. Ed ero fermamente convinto che Dio non esistesse. Tuttavia, appena qualche giorno dopo, io e mia moglie ci ritrovammo in auto, baule carico, bimbe a bordo e biglietti in mano. Direzione: Pavia. Casa nostra. Per ricominciare. Qualcosa però non quadrava, perché la verità è che nessuno di noi aveva mai neanche lontanamente pensato di riprovarci! Per noi era finita e basta. Dunque, cosa è successo nei giorni che vanno da quello in cui avevamo decretato la fine del nostro rapporto a quello della partenza per Pavia? Su questo aspetto, nel tempo, mia moglie ed io ci siamo interrogati diverse volte ma una risposta – per lo meno una “umana” – non l’abbiamo mai trovata. Entrambi, ripensando a quei giorni, abbiamo come un vuoto, una specie di buco nero. Fu come se qualcosa (o qualcuno?), accortosi che avevamo preso una strada sbagliata, ci avesse afferrati per le nostre testoline e ci avesse riposizionati nella direzione corretta. Pacca sulla schiena «…e adesso per di qua e fate i bravi!» Arrivati a Pavia, mia moglie, che era credente, mi disse che voleva riprendere a frequentare la Chiesa, cosa che durante la nostra permanenza in Sicilia non aveva potuto fare. Io, in passato, non avevo mai posto veti su questo, né avevo mai ostacolato la sua volontà di andare in Chiesa. Semplicemente, non mi interessava. Lei andava in Chiesa e faceva le sue cose, io restavo a casa e facevo le mie. Che poi, questa impostazione mi sembrava anche una cosa da coppia matura: in questo modo ciascuno aveva i propri spazi e le reciproche autonomie erano perfettamente rispettate. In quell’occasione, però, sentii che questa cosa di fare “gli autonomi” non era funzionale e quindi doveva cambiare, perché creava separazione quando invece noi avevamo bisogno di condividere, di imparare a starci accanto, di stressare il concetto che se qualcosa era importante per uno, allora doveva esserlo anche per l’altra, e viceversa. Insomma, a pensarci bene, cosa c’era di maturo nel nostro essere coppia, se ognuno di noi viveva da single? Così, dissi a mia moglie che se lei desiderava andare in Chiesa io l’avrei accompagnata. Naturalmente, mi trovai anche cosa fare durante il culto: c’era la nostra secondogenita, che era troppo piccola per la scuola domenicale – e quindi doveva stare in Chiesa con noi – e mi offrii di accudirla per permettere a mia moglie di seguire il culto senza distrazioni. Andò così per alcuni mesi. Il mio interesse per ciò che accadeva durante il culto era tendente allo zero, mentre invece la piccolina mi teneva ben impegnato: entravo, uscivo, giocavo, cullavo… e quelle due ore passavano “lisce”. Ma ci furono due cose, già in quel periodo, che mi colpirono: la prima è che il rapporto con mia moglie aveva ripreso a funzionare. E funzionava talmente bene che una volta, neanche troppo per scherzo, le chiesi: “Ma com’è che adesso stiamo meglio di quando stavamo bene?” La seconda fu l’accoglienza della Chiesa. Non fu un’accoglienza normale. Le persone che mi vennero incontro non lo fecero per dirmi dove dovevo sedermi o per indicarmi dove fossero i servizi. Vennero incontro a me per offrirmi la loro amicizia, per aprirmi le porte della loro casa. A me, che ero l’ultimo arrivato ed un perfetto sconosciuto. Questa cosa mi colpì fin da subito ma solo col tempo ho capito cosa stesse realmente accadendo: quelle persone erano le mani, erano le braccia del Signore che mi invitavano ad entrare nella Sua casa; che mi dicevano: «Vieni, siediti, stai con me. Non devi fare né dire nulla. Semplicemente, stiamo un po’ insieme…» Riguardo a ciò, oggi posso affermare con certezza che tutte le volte che ho messo piede in Chiesa e mi sono seduto in una di quelle panche, al mio fianco c’era Lui. Cosa faceva? Mi aspettava, mi diceva «Prenditi il tuo tempo, io sono qui e ti aspetto.» Dopo l’estate del 2021, la nostra piccola iniziò a frequentare la scuola domenicale ed io, esaurito il mio compito di baby-sitter, mi trovai ad un bivio: continuare ad accompagnare mia moglie in Chiesa o tornare a fare “le mie cose”? Optai per la prima, nonostante l’allettante prospettiva di avere tutte le domeniche mattina libere. Ancora una volta, infatti, sentii che dovevo stare accanto a mia moglie, e ciò pur rimanendo fermo nella mia posizione di totale disinteresse verso ciò che riguardava Dio. Per me, Lui continuava a non esistere. Qualche domenica dopo, durante un culto, il Pastore invitò la Chiesa ad alzarsi in piedi e a chiudere gli occhi. Io non volevo, mi sentivo stupido: alzarsi va bene ma perché devo chiudere gli occhi? Diedi uno sguardo fugace intorno a me e vidi che tutti avevano gli occhi chiusi. Allora, un po’ controvoglia, li chiusi anche io. Chiusi gli occhi e iniziai a piangere. Si, a piangere. E senza alcun motivo. Io non piangevo da anni e adesso che piangevo, non sapevo nemmeno perché! Piangevo e basta. Ed era un pianto irrefrenabile, impossibile da contenere. E mentre ero lì che cercavo di non farmi vedere da mia moglie perché temevo che pensasse che fossi impazzito, sentii una voce, calda, pacata ma perentoria, che mi disse: «Ma tu ancora non hai capito perché il tuo matrimonio ha ripreso a funzionare? Io ti ho messo accanto questa donna undici anni fa affinché tu fossi qui oggi, in questo preciso istante!» Di quell’avvenimento non dissi nulla a mia moglie ma, inevitabilmente, mi aveva scosso. Non è che diventai improvvisamente credente, però il dubbio si era insinuato in modo pungente in quella che era sempre stata, fino ad allora, la mia certezza: Dio non esiste. Nei giorni seguenti, continuavo a chiedermi se quella voce fosse reale o me l’ero immaginata, ma più ci pensavo e più non riuscivo a darmi una risposta. Anzi, le domande aumentavano, perché quell’episodio aveva anche innescato una possibile “lettura alternativa” di altre cose che erano successe nella mia vita nei mesi precedenti. Ma non è che è stato Dio che ha letteralmente “annullato” il nostro divorzio? Non è che è stato Dio a suggerirmi di andare in Chiesa con mia moglie? Dopo alcune settimane, questa impasse divenne insostenibile. Ero veramente stanco di arrovellarmi, dovevo capire. E per capire, dovevo conoscere. Allora iniziai a frequentare il culto con attenzione, a fare domande a mia moglie, a leggere la Bibbia. Ogni domenica ascoltavo le testimonianze dei fedeli con curiosità, alla costante ricerca di una risposta al mio interrogativo: ci sei o non ci sei? Finché la risposta arrivò, perché Dio risponde sempre e perché «chi cerca trova». Una sera, nel mio studio, durante una preghiera sghemba, fatta senza troppa convinzione, buttata lì quasi per sfida, la risposta arrivò: «Io ci sono, e tu ci sei?» Lui c’era! Lui c’era e c’era sempre stato. C’era quando lo ignoravo, quando lo rinnegavo, quando facevo “l’autonomo”. Lui c’era mentre lasciavo Milano e quando conoscevo mia moglie, c’era mentre mi sposavo, c’era quando mettevo al mondo le mie figlie e nel momento in cui distruggevo tutto quanto. Lui c’è sempre stato. E in ogni momento ha guidato la mia vita perché non mi perdessi definitivamente. Appurato questo, però, l’interrogativo diventava un altro: io dov’ero? Dove ero stato? E soprattutto, dove volevo stare? Oggi. La risposta è una sola. A questa e a tutte le domande che mi avevano fin lì tormentato. Una risposta soltanto: io voglio stare dalla parte della Verità. E Dio è la Verità. Gesù è la Verità. Da quando ho realizzato questo, tutto è cambiato. Il riposo, l’armonia, la pace, certamente sapevo cos’erano. Ma quelli che vengono da Dio sono un’altra cosa, sono di un altro livello. Lo sono però anche le battaglie che da allora ho dovuto e devo affrontare. Il mio primo avversario? Me stesso. Perché non è stato facile. Non è mai facile scegliere di essere un figlio di Dio. Anzi, credo sia la cosa più difficile che abbia mai fatto nella mia vita. Per riconoscere di non essere “autonomo”, per ammettere che quel pezzettino di terra per cui mi sono affannato e che ho faticosamente accumulato sotto i miei piedi non mi appartiene, ho dovuto lavorare sul mio ego; ho dovuto rivedere – direi parecchio al ribasso – il perimetro dei miei confini e cedere, o meglio, restituire a Dio il dominio di ciò che pensavo fosse mio. Ma questo arrendersi in principio così complicato, si è rivelato una vera fonte di gioia. Perché non sono mai stato solo, perché il Signore mi ha accompagnato passo dopo passo in questo percorso e lo ha fatto senza mai accusarmi, senza mai farmi sentire irrimediabilmente sbagliato. Anzi, tante volte ho potuto sperimentare la bontà dei Suoi consigli, la pacata fermezza delle Sue correzioni e la potenza e la precisione dei suoi interventi. Nel Signore ho trovato un Padre e un amico, ho trovato fedeltà, amore e incoraggiamento costante. E poi è stato Lui che ha cercato me, non il contrario. Come posso ignorare questo aspetto? Mi ha cercato per l’amore che nutre per me, perché vuole davvero che tutti i suoi figli siano salvati. Mi ha cercato perché Lui crede in me molto più di quanto io abbia creduto in Lui. E per tutto questo oggi scelgo di affidare tutta la mia vita a Lui. Per tutto questo, oggi ricerco una cosa soltanto: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita. Vincenzo

Gesù salva

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salvezza in Cristo testimonianza evangelica Mi chiamo Cristina, sono una giovane di 26 anni nata a San Cataldo, un paese del centro Sicilia. È una gioia poter condividere la mia storia, l’opera che Dio ha compiuto fin dalla mia tenerissima età. Sono nata e cresciuta in una famiglia di sani principi, in particolare mia madre fin dalla mia infanzia cercava di trasmettermi l’amore di Dio, di farmi conoscere Colui che aveva dato un senso alla sua vita in seguito a un lutto importante, ovvero la morte della sorella. Mi era stato parlato di un Dio vivente, un Dio che mi amava, che era morto per i miei peccati e aveva dato la Sua vita su quella croce, affinché io potessi avere vita eterna, ma tutte queste realtà rimasero delle teorie, fin quando non ebbi un incontro personale con Gesù. Era una mia buona abitudine frequentare la chiesa, le varie riunioni organizzate per ragazzi, ero abituata ad ascoltare il messaggio della Parola di Dio e in diverse occasioni iniziai a sentire la Sua dolce presenza. Nonostante fossi piccola, capivo che Dio parlava al mio cuore e che voleva salvare e custodire la mia vita. Cosi all’età di 12/13 anni, nacque in me il desiderio di voler conoscere Gesù più a fondo e per poterlo fare mi dissero che avrei dovuto leggere la Bibbia, la Sua Parola. Fu proprio da quel momento che iniziò il mio cammino con Dio. Giorno dopo giorno nella mia camera la Sua Parola stava trasformando il mio cuore, i miei pensieri, i miei sentimenti; desideravo piacerGli e fare la Sua volontà. Scoprii quanto bisognosa fossi di essere perdonata da Gesù, nonostante non avessi fatto chissà quali “grossi” peccati. Iniziai a parlare con Dio ad aprirGli il mio cuore e Lui entrò nella mia vita donandomi la Sua pace, il Suo perdono, la Sua gioia, il Suo amore e uno scopo alla mia esistenza. Dissi semplicemente di sì e Lui divenne il mio Signore. Gli anni passavano, io crescevo e cominciai a servire Dio nella mia chiesa; lo feci in semplicità attraverso il canto e la cura dei bambini, ma un giorno qualcosa cambiò improvvisamente la mia vita. All’età di 20 anni iniziai ad avvertire una particolare stanchezza accompagnata dalla comparsa di lividi in tutto il corpo. Mi recai in ospedale per fare un semplice controllo ma mi ricoverarono d’urgenza, facendo una prima trasfusione e iniziando una serie di accertamenti. Notai la preoccupazione nel volto dei medici e questo mi preoccupò, infatti, in pochi giorni mi diagnosticarono una malattia rara chiamata: aplasia midollare severa. In altre parole il midollo osseo aveva perso la sua funzionalità, aveva smesso quindi di produrre piastrine, globuli rossi e bianchi. Pian piano il mio corpo sembrava si stesse spengendo, vivere la quotidianità era diventata un problema; una semplice passeggiata, salire scale, curare la mia stessa igiene personale era diventata “un’impresa”. I miei genitori mi assistevano in tutto. I medici mi dissero che non esistevano molte cure, l’unica cosa che si sarebbe potuta fare era un trapianto midollare. I miei genitori allora decisero di partire per Pavia, perché avevano saputo di uno dei centri ematologici più importanti. Iniziò così un lungo periodo difficile, ma allo stesso tempo il più benedetto di tutta la mia giovane vita. Una volta arrivati a Pavia mi confermarono tutto quello che mi era stato detto prima. In tutto questo avevo la certezza che Dio era al mio fianco, che mi avrebbe accompagnato in ogni cosa, ma non pensavo potesse fare un miracolo sul mio corpo. Come primo tentativo i medici provarono sostenere degli esami a mia sorella sperando nella sua compatibilità midollare, ma così non fu. Provarono allora a inserirmi in un registro internazionale, ma non si trovava un donatore compatibile. Una sera mentre ero ricoverata e stavo perdendo tanto sangue, tipico della mia patologia, qualcosa cambiò dentro di me, era come se mi stessi svegliando e stessi prendendo coscienza della mia reale condizione. Per la prima volta comincia a chiedere a Dio un miracolo. Ringrazio Dio perché, nonostante la malattia mi isolasse dal resto del mondo perché ogni contatto poteva essere pericoloso, allo stesso tempo mi permise di appartarmi con Lui. Per sei mesi abbiamo vissuto in una piccola casa a Zeccone (PV) e in quella casa, una stanza divenne il mio campo di battaglia, perché cominciai a lottare in preghiera, a gridare a Dio con tutta me stessa; lì scoprii la bellezza di lodare Dio durante la prova. Mentre pregavo, Lo lodavo e lasciavo i miei pesi ai Suoi piedi, Lui mi benediceva. Non potrò mai dimenticare i momenti meravigliosi alla Sua presenza! Avevo già conosciuto Dio, ma in quell’occasione sembrava Lo stessi toccando con mano! In quella cameretta Dio iniziò a farmi delle promesse, iniziai a dipendere solo dalle parole di Gesù. Le Sue parole erano di speranza e di guarigione. Lui mi avrebbe guarita, secondo Esodo 15:26: «perché io sono il Signore, colui che ti guarisce». Intanto il tempo passava senza che si trovasse ancora nessun donatore, i medici più volte pensarono di ricoverarmi per iniziare una cura in attesa del trapianto, ma tutte le volte qualcosa glielo impediva. Sembrava quasi che Dio mi portasse in ospedale solo per dare una parola di speranza ai miei compagni di stanza, per pregare per loro e parlare di Gesù. In tutta questa confusione dei medici Dio aveva chiarezza su tutto, Lui stava iniziando a operare. Durante quest’attesa e forse perdita di tempo secondo i medici, Gesù stava operando! Il mio corpo giorno dopo giorno stava prendendo vigore, pian piano miglioravo e durante i controlli di routine necessitavo sempre meno di trasfusioni. Il midollo stava tornando a funzionare. Questo mi rallegrò, ma per i medici non fu sufficiente e rimasero nella loro idea di voler cominciare la cura. Una mattina mi recai in ospedale come di consueto, sembrava fosse tutto chiaro mi sta- vano aspettando per assegnarmi una stanza e iniziare la cura. Quel giorno il mio cuore tremò, andai in confusione, ma da lì a poco vidi come Gesù stava trasformando i loro propositi. Il medico mi chiese di attendere e in quell’attesa di circa 40 minuti piansi tanto, ma continuai a pregare e a credere. Dissi semplicemente: “Signore voglio continuare ancora a credere che tu possa cambiare tutto”. Quel medico ritornò dopo una riunione non programmata e mi disse una frase che non dimenticherò mai: “Tanya, da medico non credo al miracolo, ma oggi voglio togliermi il camice e crederci insieme a te”. Mi fecero tornare a casa nel mio paese. Loro non comprendevano che Gesù stava guidando le loro scelte e i loro passi. Dio fu fedele e mantenne la Sua promessa, continuò a operare fin quando il midollo prese vita. Gesù mi aveva guarita! Adesso il miracolo di Dio era evidente agli occhi di tutti, anche dei medici. In tutto questo percorso ringrazio Dio perché mi ha donato mio marito, allora eravamo fidanzati solo da qualche settimana. Credette e sperò ogni cosa insieme a me, anche quando il mio futuro venne compromesso, in quei mesi condividemmo tutto insieme. Voglio solo raccontarvi un piccolo episodio. Durante la malattia i dottori mi dissero che per il 90% il trapianto avrebbe causato sterilità. La notizia mi rattristò molto, tant’è che decisi di intraprendere la conservazione degli ovuli. Anche se questo comportava un intervento, che alle mie condizioni poteva essere più rischioso, iniziai una cura di preparazione, ma poco prima di farlo ebbi come un turbamento: stavo pregando per il miracolo, ma ci stavo credendo per davvero? Allora insieme al mio fidanzato in quell’occasione, seppure in posti diversi, ci accordammo in preghiera attendendo una risposta dall’alto. Il Signore non mancò con la Sua Parola, rinnovando le sue promesse di guarigione e invitandoci a credere che Lui ci avrebbe donato anche dei figli. Decisi di interrompere ogni cosa e di affidarmi completamente a Lui. Oggi sono madre di un bellissimo bambino e conduco una vita tranquilla insieme alla mia famiglia. Dio si è usato di una malattia per adempiere il Suo piano perfetto per noi, infatti oggi a distanza di anni mi ritrovo a vivere a Pavia insieme a mio marito e mio figlio e con la famiglia spirituale che Dio ci ha dato grazie di conoscere nell’afflizione. Servo Dio con un nuovo midollo dato dal donatore per eccellenza: Cristo Gesù. Salmo 118:17 «Io non morirò, anzi vivrò e racconterò le opere del Signore».

Nuova vita in Cristo

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liberazione da dipendenze Gesù testimonianza Mi chiamo Giusi, ma da sempre tutti mi chiamano Lina. Sono cresciuta in una famiglia cristiana, anche se mia mamma ha cominciato a frequentare assiduamente la chiesa solo dopo la morte di mio padre. Da ragazzina, per diversi anni ho frequentato la chiesa evangelica di Pavia, di domenica, ma poi non so per quale motivo, mi sono allontanata lentamente. Solo ogni tanto, facevo una comparsa ripromettendomi di ritornare perché sentivo che non era un posto a me sconosciuto e di sicuro mi avrebbe fatto bene stare in compagnia dei fratelli. Dopo diversi anni accompagnando mia mamma Chiarina e dopo molti inviti a partecipare ai culti da parte di cugini e zie, decisi di non aspettare ”la prossima domenica”. Finalmente “quel giorno” arrivò e decisi di fermarmi! Erano passati diversi anni e molti fratelli non li conoscevo per niente, altri invece, mi erano visi familiari. Ricordo che mi stupii molto nel constatare la presenza di tanti giovani e ne fui felice. Qualcosa in me cominciava a germogliare! Al momento mi sentii un pesce fuor d’acqua a causa dei molti anni di assenza, ma subito dopo sentii un calore che i fratelli stessi senza saperlo mi stavano infondendo. Poi tutto un insieme di emozioni: i canti prima, le testimonianze dopo, e soprattutto la Parola di Dio che scendeva nel mio cuore, fecero il resto. Le lacrime scendevano copiose sul mio viso e in quel momento compresi quanto tutto questo mi mancasse, ma soprattutto quanto tempo avessi sprecato. Il mio bisogno di stare alla Presenza di Dio era indescrivibile, Lo cercavo con tutto il mio cuore e solo quando mi sono arresa completamente a Lui, ho realizzato che questa era la mia priorità e necessità. Da quel giorno ho deciso di farne veramente parte perché ho constatato che stare insieme ai fratelli e alle sorelle da una gioia meravigliosa! Mi piace pensare come ad una grande famiglia! Ho scoperto la forza della preghiera e la ricchezza della comunione fraterna. Ho fatto la mia scelta. Il 24 ottobre 2021 sono entrata nelle acque battesimali, è stato un giorno meraviglioso! Ringrazio il Signore per aver avuto pietà di me, usato misericordia ed avermi aspettato tutto questo tempo. Il Salmo 27:4 mi ha molto colpita, mi piace citarlo perché lo amo particolarmente e dice: “Una cosa ho chiesto al Signore e quella ricerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni per contemplare la bellezza del Signore e meditare nel suo tempio.” Grazie Padre! A Dio la gloria e l’onore! Amen!

Dio ti ama

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guarigione spirituale testimonianza cristiana Ciao e pace a tutti! Mi presento, mi chiamo Antonella e sono una semplice ragazza di 22 anni. Se mi avessero detto circa sei anni fa che un giorno mi sarei ritrovata davanti al mio computer per scrivere la mia testimonianza, di come il Signore mi ha salvata…, non ci avrei creduto. Ancor prima che fossi nata, Dio ha operato nella mia vita, permettendo ai miei genitori di trasferirsi da Cuba in Italia, per concedermi un futuro migliore di quello che poteva offrirmi il loro paese natale, lasciando familiari e fratelli in Cristo per ricominciare in un paese di cui non conoscevano nemmeno la lingua. Ricordo che da bambina i miei genitori con molta fatica e sacrifici mi fecero frequentare una scuola privata di cui ho un ricordo molto triste, in quanto mi sentivo considerata come la “bambina povera” per la nostra situazione economica, “stupida” per le difficoltà dovute alla mia dislessia e, per il colore della mia pelle, non idonea a stare in quel contesto. Ciò ha portato che fossi vittima di bullismo e all’età di 9/10 anni sono arrivata persino ad odiare Dio e i miei genitori per come ero. Ora ringrazio Dio per la mia famiglia! I miei genitori conoscevano il Signore ancor prima di arrivare in Italia e nel 2013 hanno iniziato a frequentare la chiesa di Pavia. All’inizio frequentavo i culti solo per accompagnarli e per farli felici poi, nel periodo del lockdown, stando chiusa nella mia stanza, ho iniziato a riflette sulla mia vita, su ciò che non andava. Mi sono ritrovata a 20 anni in uno stato depressivo e con il desiderio, che ogni giorno viaggiava per la mia mente, di mettere fine alla mia vita. Una domenica, sempre nel periodo del lockdown, durante un culto il Signore mi ha parlato attraverso dei passi della Bibbia che si trovano nel libro di Isaia, al capitolo 43: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo”. Non so come spiegarlo ma, ho sentito come se un grosso sasso fosse stato sollevato dal mio cuore ed ero ricolma di gioia. Da quel giorno il Signore ha iniziato a lavorare il mio cuore e la mia anima come dell’argilla. Ho cominciato a leggere la Bibbia e a pregare, ho deciso che avrei vissuto per Lui per il resto della mia esistenza e per l’eternità. Sono una ragazza che si è sempre sentita fuori posto in ogni contesto, eppure nelle braccia del Signore tutte le mie paure svaniscono, mi sento a CASA, un luogo dove posso essere me stessa, senza timore. Il 24 ottobre 2021 sono rinata nel Signore e con gioia posso dire che sono figlia Sua e che Gesù mi ama così come sono, anche con le mie difficoltà. Prego e continuerò a pregare che il Signore mi dia la forza ogni giorno di morire a me stessa e vivere per lui, affidandogli pienamente ogni mia preoccupazione e ansietà, attacco di panico, con la certezza che Dio è potente di donarmi la Sua pace in ogni situazione. Se ripenso alla mia vita e agli episodi belli e brutti che ho vissuto non posso fare a meno di ringraziare Dio perché senza quegli episodi non sarei la persona che sono oggi ma soprattutto non sarei nella Sua gioia. A te che leggi la mia testimonianza prego che tu possa trovare la nuova forza in Gesù, colui che dona la Vera gioia. Se stai affrontando una tempesta non temere ma chiedi aiuto a Gesù, perché “io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” Filippesi 4:13

Fede e speranza

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Dio ha cambiato la mia vita testimonianza Pace a tutti, sono Francesca e vorrei raccontarvi brevemente la testimonianza di come ho conosciuto il Signore. Stavo vivendo un momento molto difficile della mia vita, mia madre era molto malata, stava affrontando un tumore che la faceva soffrire. Un giorno andai a Vidigulfo e incontrai due persone che già conoscevo ma che non vedevo da molti anni. Parlando del più e del meno mi invitarono a casa loro per un caffè e quando hanno capito che stavo soffrendo e che stavo attraversando un momento difficile, hanno cominciato a parlare del Signore e di come aveva cambiato le loro vite, di come le aveva trasformate. Nella semplicità mi invitarono ad andare con loro una domenica in chiesa e incuriosita accettai. Nel momento in cui varcai la soglia della chiesa sentii un amore smisurato, un amore che non avevo mai provato, una pace e una tranquillità mai avute prima. Dopo il culto, uscita dalla chiesa, questa serenità mi portò ad essere incuriosita ancora di più. Durante il periodo di Natale fui invitata al concerto del coro della chiesa, poi, nei giorni successivi, andai alla cena dell’ultimo dell’anno. In queste due occasioni conobbi altri fratelli e altre sorelle della chiesa con cui mi trovai subito bene. Mi sentivo come se fossi a casa mia. Questa curiosità mi portò a sentire dentro di me il bisogno di cercare sempre di più quel Dio di cui mi avevano tanto parlato e che mi aveva fatto provare quella pace e quella tranquillità che nessun altro era stato mai in grado di donarmi. Quando cominciò ad operare nel mio cuore, pulendolo da tutto ciò che non andava bene, togliendo tutto ciò che mi faceva soffrire mi resi conto che, piano piano, stava cambiando qualcosa dentro di me. Nonostante tutte le battaglie, le incertezze e le mie cadute il Signore non mi ha mai abbandonato è sempre stato fedele, giorno dopo giorno. Con il passare del tempo è maturata dentro di me la decisione di servirLo permettendoGli di mettere a posto la mia vita. Gesù mi stava aprendo una strada che io non avrei mai potuto aprire da sola con le sole mie forze e, senza che me ne accorgessi, il Signore cominciò a benedire la mia vita. Mi ha dato tante benedizioni, meravigliose, tra cui il matrimonio, la mia famiglia che è venuta in chiesa durante le mie nozze, il battesimo in acqua e tante altre cose straordinarie. Voglio ringraziare con tutto il cuore il Signore per quello che ha fatto e che ancora sta facendo e farà nella mia vita perché Lui è un Dio buono, meraviglioso e stupendo. Senza di Lui non avrei mai potuto avere tutto questo ed è solo grazie a Lui se ora sono qui a testimoniare di quello che sta facendo nel mio cuore. Spero che questa mia piccola testimonianza possa essere di aiuto per chi ancora non Lo conosce e che possa far vedere e capire che il Signore può trasformare un cuore, trasformare una vita e riempirla di quella pace e di quella gioia che solo il Gesù può dare. Non posso far altro che ringraziarLo con tutto il mio cuore. Il Signore vi benedica!

Camminare con Dio

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salvezza Gesù testimonianza reale Mi chiamo Sara e vorrei raccontarvi la mia storia. Fin da piccola sono sempre stata una ragazza tranquilla, che viveva la sua vita in un piccolo paesino, senza pretendere tanto. Andavo bene a scuola, ero obbediente ai genitori, frequentavo la chiesa, insomma una classica normale ragazza. Crescendo, cominciai a instaurare nuovi rapporti d’amicizia con i miei compagni di classe e queste persone cominciavano a far parte della mia quotidianità. Con loro condividevo non solo le giornate, ma anche i miei pensieri, le mie avventure ed esperienze. Erano persone con cui pensavo di stare bene e di valere qualcosa per loro, di valere finalmente qualcosa per qualcuno. Man mano che il tempo trascorreva, e secondo me si instauravano forti legami, mi resi conto di come loro mi portavano a compiere azioni che io non volevo fare o che sapevo essere sbagliate. Cominciai ad essere simile a loro, a parlare, a fare come loro. Mi stavano plasmando, senza che io me ne accorgessi. Anzi ogni giorno mi chiedevano sempre di più ed io pur di farmi accettare lo facevo senza pormi tante domande, pensando che prima o poi ne potevo uscire. Diventai più nervosa ed ero sempre arrabbiata, soprattutto con i miei genitori che invece mi hanno sempre dato insegnamenti cristiani. Ascoltavo solo quello che dicevano i miei coetanei e mi sentivo abbastanza grande da poter gestire da sola la mia vita e viverla come volevo. In tutto questo, davo sempre il massimo in tutto e cercavo di controllare la mia vita affinché ogni parte rimanesse in piedi, sia a scuola sia a casa, così da essere a posto con tutti. Un giorno però, mi scontrai con qualcosa che mai avevo provato e mai avrei pensato potesse succedere a me, ovvero la delusione. Fui abbandonata da chi io credevo il meglio per me, senza ricevere tante spiegazioni. Lì mi sono sentita sola e indifesa. Sembrava che ogni parte della mia vita stesse per crollare e io non avevo più il controllo di nulla. Non sapevo più come reagire e per la prima volta non sapevo cosa fare. Essendo ormai rimasta “sola”, e cercando di capire dove avevo sbagliato mi resi conto che in tutto questo tempo avevo dimenticato qualcosa. Qualcosa che da sempre mi era stato insegnato: amare Dio. Così non avendo niente da perdere e non cercando molte scuse, in semplicità ricominciai a frequentare la chiesa. E un giorno Dio parlò al mio cuore. Io non ero estranea all’ambiente della chiesa, alla bibbia, ma l’avevo sempre messa da parte. Quel giorno compresi appieno che solo Dio mi aveva amato tanto e io non lo consideravo, aveva fatto tanto per me e io l’avevo sempre escluso, sempre messo da parte, sempre fatto di testa mia fino a rimanere da sola e facendomi solo del male. Dio invece era pronto ad ascoltarmi e a non girarmi la faccia, anche se io l’avevo abbandonato. In quell’istante l’amore di Dio riempì completamente il mio cuore e ogni cosa fu messa al proprio posto. In un certo senso ricominciai la mia vita, Dio diede proprio una svolta. Non avevo nessuno accanto, ed era come ripartire da zero. Ma io avevo una consapevolezza in più, che Dio era vicino a me. Io ero una nuova persona: la rabbia, l’orgoglio, il senso di dovere e di controllo scomparvero e giunse la pace, che io cercavo e speravo di poter trovare ovunque. Non solo, ma trovai il vero amico che non mi delude mai. Da quel giorno so che posso fidarmi di Dio e del suo immenso amore, sono accettata e sono sicura che ogni giorno, in ogni circostanza, Lui sarà con me. Oggi Dio offre questa possibilità anche a te. Non aspettare o rimandare più.

La luce di Cristo

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incontro con Gesù testimonianza potente Avevo una vita come tante ragazze, una famiglia affettuosa, degli amici, un lavoro, un fidanzato; poi sono diventata moglie e mamma di due bimbe. Ero quindi consapevole di avere sempre avuto tutto ciò che poteva gratificarmi nella vita terrena. Ma nonostante ciò, non mi sentivo completa. Fin da giovane, dentro di me sentivo sempre un vuoto che non riuscivo mai a colmare e provavo la sensazione di essere come un contenitore mezzo pieno e mezzo vuoto. Mi chiedevo continuamente cosa ancora potesse mancarmi e perché non riuscivo ad essere felice ed apprezzare quello che avevo. Questo malessere, secondo me, era senza soluzione, non sapevo cosa fare… In Dio ho sempre creduto ed ho sempre pensato a lui come al nostro Padre celeste che ci vuole bene e si prende cura di noi ma, nonostante ciò, io non riuscivo ad avere con lui un rapporto personale e intimo. Pensavo di non essere degna di stare alla sua presenza e di cercarlo. Pregavo, ma sempre con un certo distacco, con timore e con quella sensazione di essere sempre sbagliata, di dovermi sempre e soltanto pentire di tutto quello che facevo nella mia vita. Poi la svolta. Qualche anno fa sono stata invitata a partecipare, una domenica, al culto nella Chiesa Evangelica di Pavia. Quel giorno sono andata da sola. Vedevo tutti i fratelli presenti che lodavano Dio e gioivano. Loro erano pieni di luce ed io ero lì che mi sentivo come spenta. Così ho chiuso gli occhi e ho chiesto al Signore semplicemente di poter stare con Lui. Improvvisamente sono stata inondata da una moltitudine di emozioni e da un senso di benessere. Allora ho sentito che dovevo ripensare il mio rapporto personale con il nostro Padre che ci ama e ci perdona. E che dovevo aprirgli il mio cuore e dargli me stessa così com’ero, con i miei pregi ed i miei tanti limiti, e dimostrargli la mia voglia di stare con lui e fidarmi della sua benevolenza. Da lì è iniziato il mio percorso di avvicinamento a Dio, un avvicinamento vero, desiderato, incontrastabile. E giorno dopo giorno, culto dopo culto, preghiera dopo preghiera, ho capito cosa mi era sempre mancato: lodare e adorare il nostro Dio e Gesù Cristo, ringraziarlo per il fatto di essere sempre accanto a me. Io, quel giorno, gli ho chiesto che desideravo star alla sua presenza e Lui mi ha investito con il suo amore. Ed era un amore così forte che mi ha cambiato la vita, riempiendo finalmente quel vuoto che fino ad allora era rimasto incolmabile. Lo ha riempito di gioia e di luce, lo ha pervaso della sua presenza. Adesso mi sento una figlia di Dio. Amo la vita che Lui mi ha donato e ogni giorno lodo il nostro Signore e lo ringrazio per ogni momento che ci regala. Sento di non poter più fare a meno di tutto questo e prego affinché io possa mettere a frutto i suoi insegnamenti e, chissà, magari diventare anche io una piccola luce per chi mi sta accanto.
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